Strinse i pugni finché le nocche non gli diventarono bianche. Poi afferrò la pagaia e si mise a remare con tutte le forze per seguire il trawler ormai scomparso. I suoi movimenti erano nervosi, bruschi per la rabbia. Ogni volta che immergeva la pagaia, la distanza dagli altri aumentava. Avanzava velocemente. Quel giorno, lo sapeva, non ci sarebbero stati frangenti alti e improvvisi e neppure correnti insidiose o violenti venti da nord-ovest che gli avrebbero impedito il ritorno. Se non rischiava subito, non l'avrebbe fatto mai più. Nelle acque profonde c'erano sempre tonni, bonitos e sgombri. E non erano lì solo per i trawler. Appartenevano anche a lui.

Dopo parecchio tempo si fermò e si voltò indietro. Huanchaco, con le sue casette addossate l'urta all'altra, era diventata molto piccola. Intorno si vedeva solo acqua. Nessun caballito aveva seguito il suo esempio. La piccola flotta era rimasta molto indietro.

Una volta, il padre gli aveva detto: «Un tempo in Perú avevamo solo un deserto, quello nell'interno. Ormai i deserti sono diventati due e il secondo è il mare, proprio davanti alla porta di casa. Siamo diventati abitanti del deserto che temono la pioggia».

Era ancora troppo vicino.

Mentre Ucañan remava con pagaiate vigorose, sentì ritornare la sicurezza di un tempo.

Era elettrizzato e immaginava di cavalcare all'infinito sull'acqua col suo «cavallino», fino ad arrivare là dove, sotto la superficie, sfrecciavano i banchi di pesci splendenti come l'argento, scintillanti cascate nella luce del sole, e fin dove i grigi dorsi delle balene si levavano sopra i flutti e i pesci spada saltavano. Spinse con la pagaia, come per allontanarsi dalla puzza del tradimento. Sembrava quasi che le sua braccia si muovessero da sole. Quando finalmente lasciò la pagaia e si voltò indietro; il villaggio dei pescatori era diventato una minuscola sagoma squadrata circondata da puntini bianchi, la muffa della nuova epoca in espansione che brillava nel sole: gli hotel.

Sentì crescere il timore: non si era mai avventurato così al largo. Non col caballito. Sapeva bene che era completamente diverso avere sotto i piedi delle assi anziché un fascio di giunchi sottile e appuntito come un becco. Anche se la nebbiolina in lontananza poteva ingannarlo, tra lui e Huanchaco dovevano esserci almeno sei miglia.

Era solo.

Ucañan si fermò un istante e recitò una breve preghiera perché san Pedro lo riportasse a casa sano e salvo con la barca piena di pesci. Poi inspirò profondamente l'aria salmastra del mattino, prese il calcal e lo fece scivolare lentamente in acqua. Le maglie con gli ami scomparvero nell'abisso trasparente, finché non rimase solo la boa rossa vicina al caballito.

Che cosa poteva succedere? Il tempo era bello e lui sapeva perfettamente dove si trovava. Dal fondale si ergeva un massiccio di lava solidificata, una catena montuosa frastagliata in miniatura. Le sue cime arrivavano appena sotto la superficie dell'acqua ed erano rivestite da anemoni di mare, conchiglie e gamberi. Un gran numero di piccoli pesci abitava nelle sue crepe e nei suoi anfratti. Ma si potevano prendere anche pesci di grandi dimensioni come tonni, bonitos e pesci spada. Per i trawler era troppo pericoloso pescare in quella zona: correvano il rischio di finire sugli affilati speroni di roccia; inoltre non c'erano pesci a sufficienza per i loro standard.

Ma per il coraggioso cavaliere di un caballito sarebbe stata più che sufficiente.

Per la prima volta in quel giorno, Ucañan sorrise. La barca beccheggiava. Rispetto alle immediate vicinanze della costa, le onde erano un po' più alte, ma la sua barca di giunchi reggeva bene. Si stiracchiò e guardò il sole, di un giallo pallido, che si era levato sulle montagne. Poi riprese la pagaia e, con pochi colpi, guidò il caballito nella corrente. Passò l'ora successiva a piegarsi sulle ginocchia e a rialzarsi, osservando la boa che danzava sull'acqua.

In meno di un'ora aveva già preso tre bonitos. Erano nella stiva aperta del caballito, grassi e splendenti.

Ucañan era elettrizzato. Era più di quanto avesse pescato nelle ultime quattro settimane… In effetti poteva tornare indietro, ma, visto che era lì, tanto valeva aspettare ancora. Il giorno era iniziato benissimo. Era probabile che finisse ancora meglio.

Inoltre aveva tutto il tempo che voleva. Mentre il caballito procedeva lungo gli scogli, Ucañan lasciò più corda al calcal e osservò la boa che si allontanava, ballonzolando. Teneva sempre d'occhio la superficie dell'acqua, per scorgere le zone in cui si faceva più chiara: erano i punti in cui le rocce diventavano più alte. Doveva tenersi a una distanza sufficiente per non danneggiare la rete.

Sbadigliò.

Sentì la cima tirare leggermente.

Un istante dopo, la boa sparì tra l'increspatura delle onde. Poi riemerse, saltò fuori, ballonzolò per qualche secondo e, infine, fu di nuovo trascinata sott'acqua.

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