— A casa forse vi sarà difficile fare da semplice spettatore — suggerì Raven. — Quando i fanatici vanno in cerca di qualcuno su cui sfogare il loro disprezzo, normalmente scelgono un neutrale.

— Correrò il rischio.

— Come volete — concluse Raven, facendo un cenno verso la porta. — Quella è la strada verso la libertà. Il prezzo da pagare è una sola informazione.

— Cosa volete sapere?

— Come vi ho detto, qualche alta personalità mi ha denunciato. Tra noi abbiamo un traditore. Voi avete detto di non sapere chi è. Chi può saperlo?

— Kayder — disse Steen, più che altro per il fatto che non era in condizioni di rifiutare l’informazione. Il nome gli era balzato in mente all’istante, e l’altro lo avrebbe potuto leggere facilmente, come se fosse stato una grande insegna luminosa.

— Chi è? Dove vive?

Era una risposta più facile, e non troppo pericolosa. Descrisse Kayder e parlò della sua residenza privata senza pensare al centro sotterraneo. La sua coscienza non avrebbe avuto rimorsi. Oltre la base segreta, Kayder dirigeva una piccola agenzia di importazioni da Venere, e per questo fatto poteva tranquillamente fruire di tutti i diritti di cittadino della Terra. Inoltre, era una persona perfettamente in grado di badare a se stessa.

— Quali sono le sue capacità speciali? — chiese Raven, dopo aver letto la risposta.

— Non lo so con precisione. Ho sentito dire che parla con gli insetti.

— Mi può bastare. — Raven sollevò il pollice verso la porta. — Andatevene. Se restate neutrale, avrete fortuna, forse.

— Lo spero — disse Steen. — Si fermò sul primo gradino e girò la testa. — E spero anche di non vedere mai più né voi, né lei. — Alzò lo sguardo al cielo e si allontanò rapido.

— Hai notato? — disse Leina un po’ in ansia. — Ha guardato in alto, ha mantenuto il controllo dell’espressione, ma la sua mente ha rivelato quello che gli occhi stavano vedendo. C’è un elicottero in arrivo. — Si avvicinò alla porta per controllare. — Sì, e scende rapido. David, ti sei dilungato troppo a parlare e ti sei fermato più del necessario. Cosa vuoi fare, adesso?

Raven la guardò, calmo. — Le donne non cambieranno mai.

— Cosa vuoi dire?

— Quando ti agiti diventi come un essere umano. Ti metti a pensare al pericolo e dimentichi di ascoltare. Non tutti sono nemici.

Leina cercò di controllare l’ansietà e si mise in ascolto. Adesso che la sua attenzione era completamente tornata normale, poteva percepire il groviglio di pensieri che provenivano dall’elicottero. C’erano quattro persone a bordo dell’apparecchio. Gli impulsi mentali diventavano più forti a ogni secondo, e nessuno faceva il minimo tentativo per controllarli. Erano menti comuni, tutte quante.

“La casa sembra tranquilla. Chi sta camminando sul vialetto che porta alla strada?”

“Non so. Comunque non è lui. È troppo piccolo e tarchiato.”

Una breve pausa.

“Carson ha detto che dovrebbe esserci una voluttuosa amazzone. Possiamo parlare con lei, se non troviamo Raven.”

— Hai sentito? — disse Raven. — Carson è un tuo segreto ammiratore.

— Io non l’ho mai conosciuto. Devi essere stato tu a dirgli qualcosa. Leina guardò attraverso i vetri della finestra e riprese l’ascolto. Le strane voci mentali si trovavano ora sul tetto.

“Avrebbero potuto mandare con noi anche un telepatico. Ho sentito dire che i migliori sanno leggere il pensiero di una persona che si trova lontanissima.”

“Non ci saranno mai lettori di pensiero tra noi. Il pubblico non vuole. Dopo le proteste di due secoli fa, quando volevano istituire il corpo di polizia sensoria, è nata la regola che nessun telepatico potesse mai entrare nella polizia.”

“Il pubblico!”esclamò un terzo, in tono di sprezzo.

“Fa’ girare un po’ più forte le eliche. Il giardino è fatto di terra, non di spugna. Non puoi parlare senza chiudere gli occhi?”

“Chi sta pilotando, tu o io? Quando tu succhiavi ancora i bastoncini di zucchero, io sapevo già atterrare su pezzi di terra grandi quanto un fazzoletto.”

Pausa.

“Tenetevi. Stiamo per toccare.”

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