Quando Raven entrò, sulle labbra di Kayder comparve il sorriso professionale del commerciante che saluta il cliente importante. Poi il Venusiano indicò una sedia e osservò in silenzio i capelli lucidi e neri, le spalle larghe e i fianchi stretti del visitatore. Il tipo del manichino pensò, a parte gli occhi punteggiati d’argento.

Non gli piacevano, nemmeno un po’. Avevano qualcosa che non andava. Sembravano guardare troppo lontano, penetrare troppo profondamente.

— Proprio così — disse Raven senza una particolare inflessione nella voce. — Avete perfettamente ragione.

Senza scomporsi, Kayder disse: — Non sono sorpreso, sapete? Sono troppo abituato ad avere attorno lettori-di-mente. A volte non riesco a pensare a una barzelletta spiritosa senza che cinque o sei persone si mettano a ridere prima che io abbia avuto il tempo di raccontarla. — Poi si concesse un’altra occhiata calcolatrice. — Vi stavo cercando.

— Quindi sono stato gentile a venire. Cosa volevate?

— Sapere cosa avete di speciale. — In realtà, Kayder avrebbe voluto dire qualcosa di subdolo per portare l’altro su una falsa pista, ma come aveva detto, conosceva bene i telepati. Quando la mente è aperta e palese come uno schermo acceso, l’unica cosa da fare è ammettere tutto quello che è visibile. — Mi è stato riferito che sareste un elemento a dir poco speciale.

Raven si protese in avanti e appoggiò le mani sulle ginocchia. — Chi ve l’ha riferito?

Kayder scoppiò in una risata. — Mi chiedete una cosa che potete leggere nella mia mente?

— Nella vostra mente non c’è. Forse, di tanto in tanto, per precauzione, un ipnotico vi cancella dalla mente ogni ricordo. Se è così, è possibile fare qualcosa. Un marchio può essere cancellato, ma non il segno dell’impressione sottostante.

— Per essere uno speciale mancate di acume — disse Kayder, sempre felice quando poteva ridimensionare un telepate. — Quello che un ipno fa, può essere disfatto da un ipno più bravo. Perciò, se voglio tener lontano un pensiero dalla mia mente, uso sistemi migliori e più efficaci.

— Quali?

— Per esempio, non far entrare il dato nella mente.

— Volete dire che ricevete le informazioni da una fonte sconosciuta?

— Proprio così. Sono stato io a chiederlo. Se non so una cosa, non la posso riferire, e nessuno può strapparmela nemmeno contro la mia volontà. Il miglior telepate di tutto il creato non può leggere quello che in una mente non c’è.

— Ottima precauzione — ammise Raven. Diede una manata a qualcosa che volava nell’aria. Poi ripeté il gesto.

— Non fatelo! — disse Kayder guardandolo torvo.

— Perché?

— Quei moscerini di palude mi appartengono.

— Questo non li autorizza a ronzarmi vicino all’orecchio, non vi pare? — Raven batté le mani e schiacciò due puntini quasi invisibili. Tutti gli altri insetti si allontanarono simili a una piccola nuvola di polvere. — Inoltre, nel posto dove li avete presi, ce ne sono molti altri.

Kayder si alzò, cupo in viso e disse minaccioso: — Quei moscerini possono fare all’uomo cose molto spiacevoli. Possono pungergli una gamba e fargliela gonfiare finché raggiunge le dimensioni del suo torace. Poi il gonfiore sale. E il corpo diventa una specie di ammasso elefantino, assolutamente incapace di muoversi. — Era evidente che provava una soddisfazione sadica per la potenza del suo esercito privato. — Quando il gonfiore raggiunge il cuore, la vittima muore. Ma la morte non elimina il processo. Il collo diventa due volte più grande della testa. E alla fine la testa si gonfia come un pallone, e tutti i capelli si rizzano sulla pelle del cranio, tesa, incredibilmente distanziati uno dall’altro. A questo punto gli occhi sono ridotti a due cavità affondate di almeno quindici centimetri nella faccia ridotta a una maschera grottesca e mostruosa. — Fece una breve pausa per congratularsi della propria abilità descrittiva, poi concluse: — Una vittima di questi moscerini è certamente il cadavere più repellente che si possa trovare tra qui e Sirio.

— Interessante, anche se melodrammatico — commentò Raven, freddo e impassibile. — Molto spiacevole sapere che non posso essere oggetto delle loro attenzioni.

— Cosa ve lo fa pensare? — domandò Kayder, aggrottando la fronte.

— Un paio di particolari. Per esempio, quali informazioni potreste cavare da un cadavere gonfio e disgustoso?

— Nessuna. Ma non ne avrei più bisogno se foste morto.

— E commettereste un errore, peraltro scusabile, carissimo amico. Un giorno potreste scoprire con sorpresa la mancanza di informazioni di importanza vitale… informazioni ottenibili.

— Cosa volete dire?

— Niente. — Raven fece un gesto con la mano. — Mettetevi a sedere e state calmo. Pensate a quali conseguenze avrebbe per voi trasformarmi in un pallone. Soltanto un insettivoco venusiano potrebbe fare una cosa simile. E per quanto sappiamo voi siete l’unico sulla Terra.

— Infatti — disse Kayder con un certo orgoglio.

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