Saphira attese paziente che Eragon si legasse le cinghie intorno alle gambe.
L'ultima volta che Eragon l'aveva cavalcata, Saphira aveva faticato a ogni gesto. Quel giorno invece volava serena, senza sforzo. Lui le strinse le braccia intorno al collo, mentre la dragonessa virava inclinandosi. Il fiume rimpicciolì fino a diventare una sottile linea grigia sotto di loro. Tutt'intorno fluttuavano le nuvole.
Quando ebbero preso un'andatura regolare in alto sopra le pianure, gli alberi non erano ormai che minuscoli puntini. L'aria era fredda, rarefatta e limpidissima. «È meravi...» Le parole morirono in gola a Eragon quando Saphira s'inclinò bruscamente e fece un giro completo su se stessa. Terra e cielo si scambiarono di posto in un turbinio terrificante e il ragazzo ebbe un attacco di vertigini. «Non farlo più!» strillò. «Mi sembrava di cadere.»
Anche se la pancia gli faceva le capriole a ogni sobbalzo, Eragon cominciava a divertirsi. Rilassò appena le braccia e tese il collo all'indietro per contemplare il panorama.
Saphira lasciò che si godesse lo spettacolo, poi disse:
La mente di lei attirò quella di lui, risucchiandola dal corpo. Per un momento Eragon provò l'impulso di resistere; poi si arrese. La vista gli si annebbiò, e si ritrovò a guardare attraverso gli occhi della dragonessa. Tutto era distorto: i colori avevano sfumature strane ed esotiche; dominavano i blu, mentre i verdi e i rossi erano più pallidi. Eragon provò a girare la testa e il corpo, ma non ci riuscì. Si sentiva come un fantasma scivolato fuori dall'etere.
Gioia pura irradiava da Saphira mentre puntava verso il cielo, esprimendo nel volo l'amore sconfinato per quella libertà speciale, la libertà di poter andare ovunque.. Quando furono molto in alto, si voltò a guardare Eragon. Lui vide se stesso aggrappato al collo di lei, con gli occhi spenti. Sentiva il corpo della dragonessa tendersi contro l'aria, pronto ad affidarsi alle correnti per salire. Tutti i muscoli di lei gli sembravano i propri. Avvertì la coda di Saphira sferzare l'aria come un gigantesco timone per correggere la rotta, e rimase sorpreso nello scoprire quanto fosse importante per lei.
L'intesa tra le due creature divenne tanto forte da cancellare qualunque distinzione fra l'uno e l'altra. Ridussero l'apertura alare e caddero in picchiata, come una lancia scagliata dal cielo. La paura di precipitare questa volta non sfiorò neppure Eragon, preso com'era dall'esaltazione di Saphira. Il vento scorreva su di loro, la coda guizzava nell'aria, le menti gioivano, unite in quell'ineffabile esperienza.
Anche quando si tuffarono verso il terreno, non temettero nemmeno per un istante di schiantarsi. Aprirono le ali con uno schiocco al momento giusto, frenando la picchiata con la loro forza congiunta. Puntarono verso il cielo e tracciarono un gigantesco arco nell'aria.
Quando ripresero l'assetto normale, le loro menti cominciarono a dividersi. Dragonessa e ragazzo furono di nuovo due personalità distinte. Per una frazione di secondo, Eragon avvertì ad un tempo il proprio corpo e quello. di Saphira. Poi la vista gli si annebbiò di nuovo e si ritrovò seduto in sella.. dove si accasciò, senza fiato. Ci volle qualche minuto perché il suo cuore smettesse di martellare e il respiro si calmasse. Ripreso fiato, disse: