Brom borbottò e rimase in silenzio per un po'. «Faremmo meglio ad andare a cercare Eragon» disse infine. «Mi preoccupo quando è da solo. Quel ragazzo ha l'innaturale tendenza a trovarsi ovunque ci siano dei guai.»
«E ti sorprende?»
«Non proprio.»
Eragon udì rumore di poltrone spostate. Ritrasse la mente e aprì gli occhi.
Voleva delle risposte! Ma non poteva affrontare Brom e rischiare di compromettere la missione. No, avrebbe aspettato fino a quando non fossero partiti da Teirm, e poi avrebbe insistito finché il vecchio non gli avesse rivelato tutti i suoi segreti. I pensieri di Eragon stavano ancora turbinando quando la porta si apri.
«I cavalli stanno bene?» disse Brom.
«Benissimo» rispose Eragon. Slegarono i cavalli e lasciarono il castello.
Mentre rientravano in città, Brom disse: «Dunque, Jeod, alla fine ti sei sposato. E con un'adorabile giovane donna» aggiunse ammiccando. «Congratulazioni.»
Jeod non parve contento del complimento. Incurvò le spalle, gli occhi bassi. «Non so se questo momento sia adatto alle congratulazioni. Helen non è felice.»
«Perché? Cosa vuole?» disse Brom.
«Il solito» disse Jeod con una scrollata di spalle rassegnata. «Una bella casa, figli sani, cibo sulla mensa, e una gradevole compagnia. Ma il problema è che viene da una famiglia ricca; suo padre ha investito molto nei miei commerci. Se continuo a subire queste perdite, non ci sarà più abbastanza denaro da consentirle la vita cui è abituata.»
Jeod tacque per un attimo, poi riprese: «Ma questi sono problemi miei, non vostri. Un buon padrone di casa non dovrebbe mai affliggere gli ospiti con le sue disgrazie. Mentre siete a casa mia, non permetterò che niente vi disturbi, se non uno stomaco troppo pieno.»
«Ti ringrazio» disse Brom. »Apprezziamo la tua ospitalità. È da tempo che non godiamo di certe comodità, nel nostro viaggio. Sai dove possiamo trovare una bottega che non sia troppo cara? Tutto questo cavalcare ha consumato i nostri abiti.»
«Certo, questo è il mio lavoro» disse Jeod, illuminandosi. Parlò animatamente di prezzi e di negozi finché non furono in vista della sua casa. Allora disse: «Vi dispiace se andiamo a mangiare da qualche altra parte? Non credo sia opportuno farvi entrare adesso.»
«Come ritieni sia meglio. disse Brom.
Jeod parve sollevato. «Grazie. Potete lasciare i cavalli nella mia stalla.»
Fecero come aveva suggerito, e poi lo seguirono fino a una grande taverna. Al contrario della Castagna Verde, questa era pulita, rumorosa e affollata di gente chiassosa. Quando arrivò il cibo, un maialino da latte ripieno, Eragon addentò affamato la carne, ma gustò soprattutto il contorno di patate, carote, rape e mele dolci. Era tanto tempo che mangiava solo selvaggina.
Indugiarono davanti al pasto per ore, mentre Brom e Jeod si scambiavano racconti. A Eragon non dispiacque. Era al caldo, un allegro motivetto risuonava in sottofondo, e c'era abbondanza di cibo. Il parlottio vivace della taverna lo cullava.
Quando alla fine uscirono dalla taverna, il sole era vicino all'orizzonte. «Voi due andate avanti; io devo controllare una cosa» disse Eragon. Voleva vedere Saphira e assicurarsi che fosse ben nascosta.
Brom annuì con aria assente. «Sta' attento. E non metterci troppo.»
«Aspetta» disse Jeod. «Hai intenzione di uscire da Teirm?» Eragon esitò, poi assentì. «Allora fa' in modo di rientrare prima di sera, perché chiudono i cancelli, e le guardie non ti faranno rientrare se non al mattino.»
«Non farò tardi» promise Eragon. Si volse e corse lungo una via laterale che portava verso la muraglia di Teirm. Una volta uscito dalla città, respirò a fondo l'aria fresca.