Brom borbottò e rimase in silenzio per un po'. «Faremmo meglio ad andare a cercare Eragon» disse infine. «Mi preoccupo quando è da solo. Quel ragazzo ha l'innaturale tendenza a trovarsi ovunque ci siano dei guai.»

«E ti sorprende?»

«Non proprio.»

Eragon udì rumore di poltrone spostate. Ritrasse la mente e aprì gli occhi. Ricapitoliamo disse fra sé. Jeod e altri mercanti sono nei guai perché aiutano delle persone non amate dall'Impero. Brom ha trovato qualcosa a Gil'ead ed è andato a Carvahall per nascondersi. Che cosa poteva essere di così importante da lasciare che il suo amico lo credesse morto per quasi ventanni? Ha parlato di una regina... ma non ci sano regine nei regni conosciuti... e di nani, che, come mi ha detto lui, sono scomparsi sottoterra da secoli.

Voleva delle risposte! Ma non poteva affrontare Brom e rischiare di compromettere la missione. No, avrebbe aspettato fino a quando non fossero partiti da Teirm, e poi avrebbe insistito finché il vecchio non gli avesse rivelato tutti i suoi segreti. I pensieri di Eragon stavano ancora turbinando quando la porta si apri.

«I cavalli stanno bene?» disse Brom.

«Benissimo» rispose Eragon. Slegarono i cavalli e lasciarono il castello.

Mentre rientravano in città, Brom disse: «Dunque, Jeod, alla fine ti sei sposato. E con un'adorabile giovane donna» aggiunse ammiccando. «Congratulazioni.»

Jeod non parve contento del complimento. Incurvò le spalle, gli occhi bassi. «Non so se questo momento sia adatto alle congratulazioni. Helen non è felice.»

«Perché? Cosa vuole?» disse Brom.

«Il solito» disse Jeod con una scrollata di spalle rassegnata. «Una bella casa, figli sani, cibo sulla mensa, e una gradevole compagnia. Ma il problema è che viene da una famiglia ricca; suo padre ha investito molto nei miei commerci. Se continuo a subire queste perdite, non ci sarà più abbastanza denaro da consentirle la vita cui è abituata.»

Jeod tacque per un attimo, poi riprese: «Ma questi sono problemi miei, non vostri. Un buon padrone di casa non dovrebbe mai affliggere gli ospiti con le sue disgrazie. Mentre siete a casa mia, non permetterò che niente vi disturbi, se non uno stomaco troppo pieno.»

«Ti ringrazio» disse Brom. »Apprezziamo la tua ospitalità. È da tempo che non godiamo di certe comodità, nel nostro viaggio. Sai dove possiamo trovare una bottega che non sia troppo cara? Tutto questo cavalcare ha consumato i nostri abiti.»

«Certo, questo è il mio lavoro» disse Jeod, illuminandosi. Parlò animatamente di prezzi e di negozi finché non furono in vista della sua casa. Allora disse: «Vi dispiace se andiamo a mangiare da qualche altra parte? Non credo sia opportuno farvi entrare adesso.»

«Come ritieni sia meglio. disse Brom.

Jeod parve sollevato. «Grazie. Potete lasciare i cavalli nella mia stalla.»

Fecero come aveva suggerito, e poi lo seguirono fino a una grande taverna. Al contrario della Castagna Verde, questa era pulita, rumorosa e affollata di gente chiassosa. Quando arrivò il cibo, un maialino da latte ripieno, Eragon addentò affamato la carne, ma gustò soprattutto il contorno di patate, carote, rape e mele dolci. Era tanto tempo che mangiava solo selvaggina.

Indugiarono davanti al pasto per ore, mentre Brom e Jeod si scambiavano racconti. A Eragon non dispiacque. Era al caldo, un allegro motivetto risuonava in sottofondo, e c'era abbondanza di cibo. Il parlottio vivace della taverna lo cullava.

Quando alla fine uscirono dalla taverna, il sole era vicino all'orizzonte. «Voi due andate avanti; io devo controllare una cosa» disse Eragon. Voleva vedere Saphira e assicurarsi che fosse ben nascosta.

Brom annuì con aria assente. «Sta' attento. E non metterci troppo.»

«Aspetta» disse Jeod. «Hai intenzione di uscire da Teirm?» Eragon esitò, poi assentì. «Allora fa' in modo di rientrare prima di sera, perché chiudono i cancelli, e le guardie non ti faranno rientrare se non al mattino.»

«Non farò tardi» promise Eragon. Si volse e corse lungo una via laterale che portava verso la muraglia di Teirm. Una volta uscito dalla città, respirò a fondo l'aria fresca. Saphira! chiamò. Dove sei? Lei lo guidò lontano dalla strada, ai piedi di una rupe muscosa circondata di aceri, Eragon vide la dragonessa fare capolino dagli alberi in cima e la salutò. Come faccio a salire lassù?

Se trovi una radura, vengo a prenderti.

No, disse lui, osservando la rupe, non sarà necessario. Mi arrampico io.

È troppo pericoloso.

E tu ti preoccupi troppo. Lascia che mi diverta un po'.

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