La dragonessa dispiegò le ali.
Arrivò in vista della saracinesca proprio mentre questa cominciava ad abbassarsi. Urlando di aspettare, corse a perdifiato e s'infilò sotto il portale di ferro qualche istante prima che si sigillasse con un tonfo. «Appena in tempo» osservò una delle guardie.
«Non accadrà più» disse Eragon, piegandosi in due per riprendere fiato. Si addentrò nella città buia, in cerca della casa di Jeod. Una lanterna era appesa fuori dalla porta, come un faro. Bussò. Un florido maggiordomo gli venne ad aprire e lo accompagnò dentro senza una parola. Le pareti di pietra erano tappezzate di arazzi. Tappeti arabescati coprivano a tratti il lucido pavimento di legno, che rifletteva la luce emanata da tre lampadari d'oro. Il fumo delle candele si allargava nell'aria e si raccoglieva contro il soffitto.
«Da questa parte, signore. H vostro amico è nello studio.»
Passarono davanti a decine di porte, finché il maggiordomo non ne aprì una che dava sullo studio. Le pareti erano tappezzate di libri. Ma a differenza di quelli della stanza di Jeod nella cittadella, questi erano di ogni forma e dimensione. Un caminetto colmo di ciocchi ardenti riscaldava l'ambiente. Brom e Jeod erano seduti davanti a una scrivania ovale, a chiacchierare amabilmente. Brom alzò la pipa e disse con.voce gioviale: «Ah, eccoti, finalmente. Ci stavamo preoccupando. Com'è andata la passeggiata?»
Chissà cosa l'ha messo di buonumore. Perché non mi ha chiesto come sta Saphira? «Bene, ma per poco le guardie non mi chiudevano fuori dalla città, E Teirm è enorme. Ho fatto molta fatica a trovare questa casa.» Jeod ridacchiò. «Aspetta di vedere Dras-Leona. Gil'ead, o magari Kuasta, e questa piccola città costiera non ti sembrerà più tanto grande. Ma qui mi piace. Quando non piove. Teirm è davvero incantevole.»
Eragon si rivolse a Brom. «Sai quanto dovremo restare?»
Brom alzò le mani. «Difficile a dirsi. Dipende. Dobbiamo arrivare ai registri e non sappiamo quanto tempo ci metteremo a trovare quello che cerchiamo. Dovremo collaborare tutti: è un'impresa immane. Domani parlerò con Brand per sapere se ci permette di consultarli.»
«Non credo che potrò esserti d'aiuto» disse Eragon, spostando il peso da una gamba all'altra con evidente imbarazzo.
«Perché no?» fece Brom. «Ci sarà parecchio lavoro per te.»
Eragon chinò il capo. «Non so leggere.»
Brom lo guardò, allibito. «Vuoi dire che Garrow non ti ha mai insegnato?»
«Perché, lui sapeva leggere?» disse Eragon, sconcertato. Jeod li osservava con interesse. «Certo che sapeva leggere» sbuffò Brom. «Quel mulo testardo... ma che cosa credeva di fare? Avrei dovuto capirlo. Probabilmente lo considerava un lusso superfluo.» Brom si accigliò, tirandosi la barba con rabbia. «Questo rallenta i miei piani, ma non è un danno irreparabile. Mi basterà insegnarti a leggere. Non ci vorrà molto, se ti impegni sul serio.»
Eragon sospirò. Di solito le lezioni di Brom erano rigorose ed estenuanti.
«Sembra affascinante» ammise Eragon.
«Lo studioso che torna a galla, eh?» disse Brom.
Jeod scrollò le spalle. «Non più. Temo di essermi trasformato in un bibliofilo.»
«Un che?» domandò Eragon.
«Uno che ama i libri» gli spiegò Jeod. Poi riprese a conversare con Brom. Annoiato, Eragon cominciò a esaminare gli scaffali. Un elegante volume dalle borchie d'oro catturò la sua attenzione. Lo sfilò dallo scaffale e lo guardò incuriosito.
Era rilegato in pelle nera, su cui erano incise misteriose rune. Eragon fece scorrere le dita sulla copertina e ne assaporò la fredda levigatezza. Dentro, le lettere erano stampa te in lucido inchiostro rossiccio. Mentre sfogliava le pagine, l'occhio gli cadde su una colonna di scrittura diversa dal resto. Le parole erano lunghe e scorrevoli, tutte linee leggiadre e punte aguzze.
Eragon portò il libro a Brom. «Cos'è?» domandò, indicando la strana scrittura.
Brom esaminò la pagina da vicino e inarcò un sopracciglio, sorpreso. «Jeod, vedo che hai ampliato la tua collezione Dove l'hai preso? Non ne vedo uno da secoli.»
Jeod tese il collo per vedere il libro. «Ah, sì, il Domia abr Wyrda. Passò un uomo da queste parti qualche anno fa, e cercò di venderlo a un commerciante del porto. Per fortuna mi trovavo anch'io lì, e riuscii a salvare il libro, oltre che il collo di quell'uomo. Non aveva idea di quello che aveva tra le mani.»