Non era una sorpresa, naturalmente. Ne avevano discusso tra di loro per mesi, forse per anni, presumendo erroneamente che il figlio, per quanto intelligente, non capisse di che stavano parlando. Pensavano che fosse incapace di collegare un frammento di conversazione all’altro, che non potesse correlare i loro vaghi pronomi — torrenti di "questo" o "lui" — ai soggetti opportuni. Naturalmente, lui aveva letto nelle loro menti. A quei tempi il potere era penetrante e limpido; mentre giaceva nella sua cameretta, circondato dai libri pieni di orecchie e dai suoi fumetti, riusciva senza sforzo a sintonizzarsi su tutto quello che succedeva dietro la porta chiusa della loro camera, 15 metri più in là. Era come una continua trasmissione radio senza pubblicità. Lui riusciva a sentire WJZ, WHN, WEAF, WOR, tutte le stazioni dell’etere, ma quella che ascoltava di più era la WPMS, Paul-e-Martha-Selig. Loro non avevano segreti per lui. Non si vergognava di spiare. Innaturalmente adulto, al corrente di ogni loro segreto, meditava giorno dopo giorno, sul crudo, torrido argomento della vita matrimoniale: le ansietà finanziarie, i momenti di dolce indifferenziata affettuosità, quelli di odio colpevole e soffocato verso il coniuge immutabile, le gioie dell’amplesso e le angosce, l’arrivare insieme all’orgasmo e il ripiombare nell’indifferenza, i misteri di orgasmi mancati e di erezioni appassite, l’intensa e spaventosamente semplicistica concentrazione sulla crescita e lo sviluppo del bambino. Le loro menti riversavano un continuo flusso di schiuma spumeggiante e lui se le leccava tutta. Leggere le loro menti, era questo il suo gioco, il suo divertimento, la sua religione, la sua vendetta. Loro non sospettarono mai di lui. Era questo un punto sul quale cercava costantemente di trovare conferme, pregando ansiosamente di ottenerle, e sempre arrivava la rassicurazione; loro non si sognavano nemmeno che il suo dono esistesse. Pensavano semplicemente che fosse intelligente in modo anormale, e non si posero mai il problema di come sapesse tante cose su argomenti così improbabili. Forse se avessero afferrato la verità, lo avrebbero strozzato nella culla. Invece non ebbero mai il minimo sospetto. David continuò tranquillo a spiare, anno dopo anno; e le sue percezioni divennero tanto più profonde quanto più riusciva a comprendere i pensieri che i suoi genitori gli offrivano. Involontariamente.
Seppe che il dottor Hittner — confuso, completamente fuori strada nel suo tentativo di studiare a fondo quello strano bambino — riteneva che sarebbe stato meglio per tutti se David avesse avuto un fratellino o una sorellina. Era questa l’espressione che lui aveva usato,