I Ra'zac schivarono i dardi con rapidità disumana, poi corsero sibilando lungo il passaggio fra i banchi, i mantelli che fluttuavano come ali di corvo. Eragon fece per prendere un'altra freccia quando la prudenza gli fermò la mano. Se sapevano dove trovarmi, allora anche Brom è in pericolo! Devo avvertirlo! In quel momento, con suo sommo orrore, Eragon vide entrare nella cattedrale un folto drappello di soldati, mentre altri si affollavano all'esterno, oltre il portale. Guardò con odio i Ra'zac che correvano verso di lui, poi si volse in cerca di una via di fuga. Notò un vestibolo alla sinistra dell'altare. Sfrecciò sotto l'arco e imboccò un corridoio che portava nella sagrestia. Il rumore dei passi dei Ra'zac alle sue spalle gli fece accelerare il passo, finché non si ritrovò davanti a una porta chiusa.

La prese a pugni e calci nel tentativo di aprirla, ma il legno era troppo robusto. I Ra'zac lo avevano quasi raggiunto. In preda al panico, inspirò a fondo e urlò: «Jierda!» Con un lampo, la porta si infranse e cadde di schianto. Eragon la scavalcò con un balzo e riprese a correre.

Attraversò una serie di stanze, spaventando un gruppo di sacerdoti che gli gridarono invettive. La campana della sagrestia suonò l'allarme. Eragon piombò nella cucina, dove c'erano due monaci, e infine varcò una porticina secondaria che dava su di un giardino. Con sgomento si accorse che tutt'intorno correva un alto muro di mattoni senza alcun appiglio, e che non c'erano altre uscite. Eragon si voltò per riprendere la fuga, ma udì un sibilo sordo quando i Ra'zac spalancarono la porta con una spallata. Disperato, corse verso il muro. La magia non gli sarebbe stata di alcun aiuto: se l'avesse usata per aprire una breccia nel muro, poi sarebbe stato troppo stanco per fuggire. Saltò. Perfino con le braccia tese al massimo, soltanto le sue dita riuscirono ad arrivare al bordo del muro, mentre il resto del corpo urtò contro i duri mattoni, mozzandogli il fiato. Rimase aggrappato e ansante, sforzandosi di non cedere. Sentì i Ra'zac che setacciavano il giardino, spostandosi veloci e nervosi come segugi che fiutano la preda.

Eragon li sentì avvicinarsi e si issò sulle braccia. Le spalle gli urlarono di dolore, ma riuscì ad arrivare in cima, e si lasciò cadere dall'altra parte. Inciampò, riprese l'equilibrio e si precipitò in un vicolo nel momento in cui i Ra'zac scavalcavano il muro con un balzo. Concentrato, Eragon infuse maggiore energia nella corsa.

Corse per oltre un miglio prima di avere il coraggio di fermarsi a riprendere fiato. Non del tutto certo di aver seminato gli inseguitori, trovò un mercato affollato e si nascose sotto un carro. Come hanno fatto a trovarmi? si chiese, ansimando. Non potevano sapere dov'ero... a meno che non sia successo qualcosa a Brom! Raggiunse Saphira con la mente e le disse: I Ra'zac mi hanno trovato. Siamo tutti in pericolo! Cerca Brom e assicurati che stia bene. Mettilo in guardia e digli che ci incontreremo alla locanda. E sta' pronta a volare lì il più in fretta possibile. Forse ci servirà il tuo aiuto per fuggire.

La dragonessa tacque per qualche istante, poi disse: Brom verrà alla locanda. Non ti fermare: sei in grave pericolo!

«Come se non lo sapessi» borbottò Eragon, rotolando fuori da sotto il carro. Tornò di corsa al Globo d'Oro, fece in fretta i bagagli, sellò i cavalli e li condusse sulla strada.

Brom arrivò poco dopo, scuro in volto, il bastone in pugno. Salì in groppa a Fiammabianca e disse: «Che cosa è successo?»

«Ero nella cattedrale quando i Ra'zac sono sbucati dal nulla» rispose Eragon, montando su Cadoc. «Sono tornato più in fretta che potevo, ma potrebbero arrivare qui da un momento all'altro. Saphira ci raggiungerà non appena saremo fuori da Dras-Leona.»

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