Eragon assentì. Quando avremo finito, magari potremmo tornare a Carvahall
È questo che vuoi? sbottò lei, improvvisamente acida. Tornare alla tua vecchia vita? Lo sai che nulla sarà più come prima, perciò smettila di struggerti. A un certo punto dovrai pure decidere qual è il tuo scopo. Vuoi nasconderti per il resto dei tuoi giorni, o vuoi aiutare i Varden? Queste sono le uniche possibilità che ti restano, a meno che non desideri unirti alle forze di Galbatorix, còsa che non accetterò mai e poi mai.
Eragon rispose con dolcezza: Se devo scegliere, unirò il mio destino a quello dei Varden, lo sai. Già, ma qualche volta ti fa bene ripeterlo a te, stesso, E con questo lo lasciò a riflettere sulle sue parole.
GLI ADORATORI DELL'HELGRIND
A
l risveglio, Eragon si ritrovò solo nella stanza. Scarabocchiato col carboncino sulla parete c'era scritto:
Eragon,
vado via per qualche ora. I soldi per il cibo sono sotto il materasso. Fatti un giro in città, divertiti, ma non farti notare!
Brom P.S. Stai alla larga dal palazzo, e non andare da nessuna parte senza l'arco! Tienilo sempre pronto.
Eragon cancellò il messaggio e recuperò le monete sotto il letto. Si mise l'arco a tracolla, pensando: Quanto vorrei non dover andare sempre in giro armato.
Uscì dal Globo d'Oro e vagò per le strade, fermandosi a osservare qualunque cosa attirasse la sua attenzione. C'erano molte botteghe interessanti, ma nessuna quanto l'erboristeria di Angela a Teirm. A volte lanciava occhiate oblique alle case scure e inquietanti, desiderando di trovarsi fuori dalle mura della città. Quando gli venne fame, si comprò una fetta di formaggio e una pagnotta e mangiò seduto sul bordo di un marciapiede.
Più tardi, in un quartiere lontano dal cuore di Dras-Leona, udì un banditore d'aste che elencava una lista di prezzi. Incuriosito, si incamminò verso la voce e sbucò in uno spiazzo fra due edifici. C'erano dieci uomini in piedi su un palco alto tre piedi. Radunata davanti a loro c'era una folla di gente con ricchi vestiti, colorata e turbolenta. Chissà cosa vendono, si chiese Eragon. Il banditore terminò il suo elenco e con un gesto chiamò un giovane a farsi avanti. L'uomo arrancò goffamente, i polsi e le caviglie trattenuti da pesanti catene. «Ed ecco il nostro primo articolo» proclamò il banditore. «Un giovane maschio sano proveniente dal Deserto di Hadarac, catturato il mese scorso, in eccellenti condizioni. Guardate queste braccia e queste gambe: è forte come un bue! Sarebbe perfetto come scudiero. Ma se non vi fidate, usatelo come uomo di fatica. A parer mio, signore e signori, sarebbe uno spreco, È sveglio, se riuscite a insegnargli una lingua civile!» La folla scoppiò a ridere, ed Eragon strinse i denti, infuriato. Le sue labbra cominciarono a formulare una parola che avrebbe liberato lo schiavo, e il suo braccio, da poco privo della steccatura, si levò. Il marchio sul palmo prese a rifulgere. Stava per usare la magia, quando lo folgorò un pensiero. Non ce la farà mai! Lo schiavo sarebbe stato catturato ancor prima di raggiungere le mura della città. Eragon non avrebbe fatto altro che peggiorare la situazione, se avesse tentato di aiutarlo. Abbassò il braccio e imprecò sottovoce. Pensa, prima di agire! È così che ti sei ficcato nei guai con gli Urgali.
Guardò impotente lo schiavo che veniva venduto a un uomo alto, col naso aquilino. Poi toccò a una bambina minuscola: non poteva avere più di sei anni e venne strappata dalle braccia della madre in lacrime. Mentre il banditore cominciava l'asta, Eragon si costrinse ad andar via, teso e infuriato. Percorse diversi isolati prima di non sentire più quel pianto disperato. Quanto vorrei che in questo momento un ladro cercasse di strapparmi la borsa, pensò amaramente, con la voglia di sfogare la sua rabbia. Frustrato, scagliò un pugno contro un muro vicino, scorticandosi le nocche.