Vide una giovane donna, sofferente, incatenata in una cella fredda e buia. Un raggio di luna filtrò fra le sbarre di un'alta finestrella e le illuminò il viso. Una lacrima, una sola, le cadde lungo la guancia come un diamante liquido.
Eragon si svegliò di soprassalto e si scoprì scosso da violenti singhiozzi. Poi ricadde in un sonno tormentato.
LADRI AL CASTELLO
E
ragon si svegliò in un bagno di luce dorata. I raggi rossi e arancio del sole morente entravano nella stanza, inondando il letto di un dolce tepore. Non aveva alcuna voglia di muoversi e rimase in un quieto dormiveglia finché la luce non si ritrasse, e lui sentì freddo.
Il sole si tuffò oltre l'orizzonte, dipingendo il mare e il cielo di colori stupefacenti. È quasi l'ora! Si alzò e indossò il farsetto sulla camicia, annodando bene i lacci. Poi si mise l'arco e la faretra a tracolla, ma lasciò Zar'roc nella camera: la spada lo avrebbe impacciato, e ancora non si sentiva pronto a usarla. Se doveva bloccare qualcuno, preferiva farlo con la magia o una freccia. Attese impaziente nella sua camera finché la luce non svanì. Scrollò le spalle per far aderire meglio la faretra alla schiena e uscì nel corridoio, dove lo raggiunse Brom, armato di spada e bastone. Jeod, giubba nera e calzoni al ginocchio, li aspettava fuori. Alla cintura portava un elegante stocco e una bisaccia di pelle. Brom adocchiò lo stocco e osservò: «Quel pungolo è troppo sottile per un vero duello. Che cosa farai se qualcuno ti insegue con uno spadone o una flamberga?» «Sii realistico» disse Jeod. «Nessuna delle guardie ha una flamberga. Per giunta, questo pungolo è molto più veloce di uno spadone.»
Brom alzò le spalle. «Il collo è tuo...»
S'incamminarono con fare disinvolto, cercando di evitare soldati e sentinelle. Eragon era teso e il cuore gli batteva all'impazzata. Quando passarono davanti al negozio di Angela, con la coda dell'occhio colse un rapido movimento sul tetto. Si volse, ma non vide.nessuno. La mano gli formicolava. Alzò di nuovo lo sguardo, ma il tetto era deserto.
Brom li condusse lungo la muraglia esterna di Teirm. Il tempo di raggiungere il castello, e il cielo si era fatto nero. A Eragon le mura invalicabili della fortezza diedero i brividi. Sarebbe stato orribile venire rinchiusi lì dentro. Jeod si pose alla testa del gruppo e si avvicinò al cancello, sforzandosi di avere un'aria tranquilla. Bussò forte e aspettò.
Si aprì una piccola griglia da cui si affacciò una guardia dall'espressione arcigna. «Sì?» grugnì soltanto, Eragon sentì una zaffata di rum.
«Dobbiamo entrare» disse Jeod.
La guardia squadrò meglio Jeod. «Perrrché?»
«Il ragazzo ha lasciato una cosa importante nel mio studio, e devo recuperarla subito.» Eragon chinò il capo con aria contrita.
La guardia aggrottò la fronte, chiaramente smaniosa di tornare alla sua bottiglia. «Ah, scerto» biascicò, gesticolando. «Ma dategli una bella sciuonata da parrrte mia.»
«Lo farò» disse Jeod, mentre la guardia apriva una piccola porta ritagliata nel cancello. Entrarono nel maschio, e Brom lanciò alla guardia qualche moneta.
«Grascie» borbottò l'uomo, allontanandosi con passo malfermo. Non appena se ne fu andato, Eragon sfilò l'arco dalla custodia e lo incordò. Jeod li guidò in fretta verso l'ala principale del castello, le orecchie pronte a cogliere il minimo rumore di soldati di pattuglia. Davanti alla sala dei registri. Brom provò ad aprire la porta, ma era chiusa a chiave. Appoggiò la mano sulla porta e mormorò una parola che Eragon non riconobbe. La porta si schiuse con un lieve scatto metallico. Brom afferrò una torcia dalla parete e i tre entrarono, richiudendosi la porta alle spalle. Si ritrovarono in una stanza quadrata gremita di file di scaffali pieni di rotoli di pergamena. Sulla parete di fondo c'era una finestra con le sbarre. Jeod si addentrò nella foresta di scaffali, facendo scorrere lo sguardo sulle pergamene. «Quaggiù» chiamò gli altri. «Questi sono i registri degli ultimi cinque anni. Si può risalire alla data dal sigillo di ceralacca nell'angolo.»
«E adesso che cosa facciamo?» disse Eragon, sollevato di essere arrivato fino a lì senza che li avessero scoperti.
«Cominciamo dall'alto e scendiamo» disse Jeod. «Alcuni registri contengono solo le entrate provenienti dalle tasse. Possiamo ignorarli. Cerca qualunque cosa che menzioni l'olio di Seithr.» Estrasse dalla bisaccia un pezzo di pergamena, una bottiglietta di inchiostro e una penna. «Così possiamo annotare quello che troviamo» spiegò.Brom raccolse una bracciata di pergamene dalla cima dello scaffale e le depose a terra. Si sedette e cominciò a srotolare la prima. Eragon si unì a lui, prendendo una posizione che gli consentisse di controllare la porta. Il noioso lavoro si rivelò particolarmente complicato per lui: la scrittura minuta era diversa dalle lettere che Brom gli aveva insegnato.