Cercando solo i nomi delle navi che battevano le aree settentrionali, riuscirono a eliminare diversi rotoli. Ma anche in quel modo procedevano a rilento, annotando ogni spedizione di olio di Seithr che scoprivano.

C'era silenzio all'esterno, a parte le grida cadenzate del sorvegliante notturno. All'improvviso Eragon si sentì formicolare la nuca. Cercò di continuare a lavorare, ma la strana sensazione permaneva. Irritato, alzò lo sguardo e trasalì quando vide un ragazzino appollaiato sul davanzale. Aveva gli occhi a mandorla e una ghirlanda di agrifoglio intrecciata nei capelli neri e ricciuti. Ti serve aiuto? disse una voce nella sua testa. Sgranò gli occhi per la sorpresa. Sembrava la voce di Solembum.

Sei tu? domandò incredulo.

Sono qualcun altro?

Eragon deglutì e si concentrò sulla pergamena. Se gli occhi non m'ingannano, sì.

Il ragazzo sorrise, rivelando denti aguzzi. Quello che sembro non cambia quello che sono. Non crederai che mi chiamino gatto mannaro per niente, no?

Che cosa ci fai qui? domandò Eragon.

Il gatto mannaro piegò la testa da un lato, come per decidere se la domanda meritava una risposta. Questo dipende da quello che ci fai tu, qui. Se stai leggendo questi registri tanto per divertirti, allora suppongo che la mia visita sia inutile. Ma se quello che stai facendo è illegale e non vuoi essere scoperto, allora potrei essere qui per avvertirti che la guardia che avete corrotto ha appena parlato di voi con il suo sostituto e che il secondo ufficiale dell'Impero ha mandato dei soldati a cercarvi.

Grazie di avermelo detto, disse Eragon.

Ti ho detto qualcosa? Immagino di sì, E ti suggerisco di farne buon uso.

Il ragazzo si alzò e si gettò indietro i capelli scarmigliati, Eragon gli domandò in fretta: Che cosa volevi dire l'ultima volta quando hai parlato dell'albero e della volta?

Precisamente quello che ho detto.

Eragon.cercò di chiedere altro, ma il gatto mannaro svanì oltre la finestra. A voce alta il ragazzo annunciò; «I soldati ci stanno cercando.»

«Come lo sai?» chiese Brom incuriosito.

«Ho sentito. Il sostituto della guardia ha appena mandato degli uomini a cercarci. Dobbiamo andarcene in fretta.

Probabilmente hanno già scoperto che l'ufficio di Jeod è vuoto.»

«Sei sicuro?» domandò Jeod.

«Sì!» esclamò Eragon impaziente. «Stanno arrivando.»

Brom sfilò un altro rotolo dallo scaffale. «Non importa. Dobbiamo finire adesso!» Lavorarono come forsennati per il minuto seguente, scorrendo i registri il più in fretta possibile. Quando ebbero finito con l'ultimo rotolo. Brom lo infilò al suo posto nello scaffale; Jeod ripose pergamena, inchiostro e penna nella bisaccia, ed Eragon prese la torcia.

Corsero fuori dalla sala e si chiusero la porta alle spalle. In quel momento udirono i passi pesanti dei soldati in fondo al corridoio. Stavano per andarsene quando Brom mormorò fra i denti: «Dannazione! Non ho chiuso a chiave.» Appoggiò la mano sulla porta; la serratura scattò nello stesso momento in cui tre soldati armati comparvero.

«Altolà! Allontanatevi da quella porta!» gridò uno di loro. Brom si fece da parte, assumendo un'espressione sorpresa. I tre soldati marciarono verso di loro. Il più alto chiese: «Perché volevate entrare nella sala dei registri?» Eragon strinse forte l'arco, pronto a scappare.

«Temo che ci siamo persi.» La tensione nella voce di Jeod era evidente. Una goccia di sudore gli colò dalla tempia.

Il soldato lo fissò sospettoso. «Controlla la sala» ordinò a uno degli altri.

Eragon trattenne il fiato mentre il soldato provava invano ad aprire la porta e la tempestava di pugni. «La porta è chiusa a chiave, signore.»

Il capo si grattò il mento. «D'accordo, allora. Non so che cosa avevate in mente di fare, ma dato che la porta è chiusa, immagino che siate liberi di andare. Seguiteci.» I soldati li circondarono e li scortarono nel maschio.

Non posso crederci, pensò Eragon. Ci stanno aiutando a uscire!

Davanti al cancello principale, il soldato indicò e disse: «Adesso uscite e andatevene. Vi osserveremo. Se dovete tornare indietro, fatelo domattina.»

«Ma certo» promise Jeod.

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