— Il mio animale vive nell’acqua salata — rispose Derek. — Assomiglia a un pesce, ma non lo è. Il suo nome è "balena".

Ulzai emise un grugnito.

— Quello che intendevo dire è che voglio andare a pescare. Io adopero una canna.

Nia disse: — È vero. L’ho visto io.

Ulzai sembrò interessato. — Nelle paludi le donne usano reti per catturare i pesci. Gli uomini usano lance. E quando ho risalito il fiume, ho incontrato persone che usavano canestri e barriere fatte di rami intrecciati. Le barriere guidano i pesci dentro una trappola. I canestri sono le trappole. Ma non ho mai sentito parlare di nessuno che usasse un palo da tenda.

Derek si alzò. — Mi serve un ramo. Dev’essere lungo, diritto e flessibile. Puoi trovarmi qualcosa del genere?

Ulzai fece il gesto dell’affermazione.

— Abbi cura della radio, per favore — mi disse Derek

— Sì. Che cosa ha detto Eddie?

— L’aeroplano verrà giù dopodomani. Eddie prevede che saremo al lago fra tre giorni. È riuscito a ritardare la grande discussione fino ad allora. Vuole che vi prendiamo parte anche noi, non in carne e ossa, naturalmente. Saremo in quarantena. Ma potremo rivolgerci alle moltitudini via olovisione. Dà per scontato che lo sosterremo. Dovremo fare una scelta, Lixia. Da che parte stiamo?

Feci il gesto dell’incertezza.

— Voi parlate troppo — s’intromise Ulzai. — E troppe delle parole che usate sono incomprensibili. Muoviamoci.

— A Ulzai piace certamente dire alla gente che cosa fare — intervenne Nia. Sbadigliò. — Aiya! È piacevole stare al sole. Credo che mi metterò a dormire.

Guardai il fiume. Nia incominciò a russare. Le nuvole continuavano a muoversi verso est finché il cielo non fu quasi del tutto sereno.

I due uomini tornarono. Derek aveva il suo ramo e un rotolo di lenza.

— Come sta l’oracolo? — m’informai.

— È stanco. Gli fa male il braccio. Ha mangiato tutta la frutta.

— Uh!

— Già. — Derek legò la lenza alla canna, poi vi legò un amo. Staccò con i denti il pezzo di polipropilene in eccesso, lo piegò e lo raccolse. — Non possiamo lasciare ricordi di una cultura superiore. — Si ficcò il polipropilene in una tasca della camicia, poi rovistò in un’altra tasca, dalla quale tirò fuori un bruco. Era grasso e giallo. Infilò l’amo nell’animale. Questo si contorse. Distolsi lo sguardo.

Notai che Ulzai osservava tutto con interesse. Nia continuava a russare.

Derek si mise di nuovo la mano in tasca e tirò fuori un piombino, che sistemò e schiacciò sulla lenza. — Per fortuna questo è un pianeta ricco di metallo. Se perdessi il piombino, non è probabile che influenzi il corso della storia. Ma è meglio che non perda la lenza. L’Unità sa che cosa succederebbe se questi selvaggi scoprissero il polipropilene.

Ulzai si accigliò. — Capisco solo metà di quello che state dicendo.

— Parlano sempre così — disse Nia. Si drizzò a sedere. La sua pelliccia era asciutta. Riluceva bruna con riflessi rame e rossicci. — Questo mi fa infuriare. Gliel’ho detto. Ma continuano nello stesso modo di prima.

— Vado giù alla spiaggia — dichiarò Derek. — C’è un vortice che sembra interessante in prossimità della riva. Alla portata di questo dannato attrezzo, credo. Vorrei aver portato con me una canna da pesca pieghevole e un buon mulinello. Avrei potuto escogitare un modo di portarlo giù di nascosto. — Guardò Ulzai. — Forse dovrò entrare con i piedi nell’acqua. Sarà pericoloso?

— No. Le lucertole non vengono su questo lato dell’isola. Non spesso, comunque. Amano l’acqua lenta. Il fondo del fiume scende troppo ripidamente in questo punto e la corrente è rapida. Sii prudente. Se catturi qualcosa con il tuo palo da tenda, seppellisci a terra le interiora. Mai mettere qualcosa di sanguinolento nell’acqua. Le lucertole sentiranno il gusto del sangue e arriveranno.

— Okay — disse Derek.

— E la mia lucertola allora? — chiesi. — Quella che ho visto? Era su questo lato dell’isola.

— Era sulla terra — rispose Ulzai. — Quando tornerà nell’acqua, si troverà un posto dove il fondo è basso e la corrente si muove appena. Conosco questi animali. Non hanno il coraggio degli umazi.

Derek ci lasciò e si allontanò lungo la riva. Si fermò a guardare il fiume, inclinando il capo e meditando su qualcosa che io non potevo vedere: il vortice. Poi entrò nell’acqua, facendo roteare la lunga canna. La lenza cadde in acqua. Lui sollevò un poco la canna, poi rimase immobile. Noi restammo a guardarlo. Non successe niente.

— Sa come restare fermo — osservò alla fine Ulzai. — Come tutti i buoni cacciatori.

Nia fece il gesto dell’approvazione, poi si alzò e si infilò la tunica, quella che era appartenuta a Inahooli. Era spiegazzata e piena di macchie. Avevamo tutti un aspetto piuttosto trasandato.

— Atcba - esclamò Ulzai.

La canna si stava piegando. Derek aveva cambiato presa. Ora teneva strettamente la canna, che si piegò di più. Derek fece qualche passo più al largo.

— Sta’ attento — gli disse Ulzai.

Il pesce scendeva in profondità.

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