Aggiunse la sua legna al mucchio e si sedette. — È passato molto tempo dall’ultima volta che sono stata sulla pianura. E di norma in questo periodo dell’anno mi troverei a nord di qui con la mandria e il villaggio. Credo… non sono certa… che i temporali siano peggiori lungo il fiume.

— Non credo — disse Ulzai. — Ma non ne sono sicuro neppure io. Non ho passato molto tempo sulla pianura. — Fece una pausa. — C’è una domanda che voglio farti da un po’ di tempo.

— Sì? — disse Derek.

— Non voglio farla a te. — Ulzai guardò Nia. — Tanajin mi ha detto che sei una lavoratrice del ferro.

Nia esitò, poi fece il gesto dell’affermazione.

— Ha detto che appartieni al Popolo del Ferro.

— Sì. — Ebbe una breve esitazione. — Vi appartenevo.

— Sei tu la donna di cui abbiamo sentito parlare.

Nia non disse niente.

— Era una lavoratrice del ferro e apparteneva al Popolo del Ferro. Non ricordo il suo nome. Non sono sicuro che Tanajin me l’abbia mai detto. Ma mi ha raccontato la sua storia.

— Quale storia? — chiese Nia.

— La donna che amava un uomo. La racconta il Popolo del Ferro. E anche il Popolo dell’Ambra e il Popolo della Pelliccia e dello Stagno. È una donna famosa! Sei tu quella donna?

— Hai intenzione di causare guai? — domandò Nia.

— No. Perché credi che abbia accettato di aiutarvi? Tanajin è la donna del traghetto. Non io. — S’interruppe un momento. — Credi che sia facile per me passare tre giorni insieme ad altre persone? Siete così tanti! E quei due sono strani. — Lanciò un’occhiata a me e a Derek.

Nia fece un verso iroso. — C’è una donna a est di qui. Pensava di conoscermi. Ha cercato di ucciderci.

— La prima volta che Tanajin ha sentito la tua storia mi ha detto: "Non siamo soli. Non siamo le prime persone ad aver fatto questa cosa". — Ulzai aggrottò la fronte. — Non sono pienamente d’accordo con lei. Nella storia che raccontano su di te, tu hai scelto di trattare un uomo come una sorella o una cugina. Non è stato un caso. Sei andata volutamente a fare qualcosa di sconveniente.

Ormai la grotta era buia salvo per la luce emanata dal fuoco. Guizzava sulle pareti. Gli occhi delle persone attorno a me luccicavano: rossi, arancioni, gialli e, cosa più sorprendente, azzurri. Fuori brontolava il tuono e cadeva la pioggia.

Nia disse: — Non mi metterò a discutere su una storia che è stata raccontata più e più volte. Che la gente creda pure ciò che vuole credere.

— Nel nostro caso è stato diverso — disse Ulzai. Si guardò attorno. — Ho portato una brocca di birra.

Derek la trovò e gliela porse. Ulzai bevve. — Non ho mai raccontato a nessuno la storia. Non voglio essere famoso sulla pianura.

Nia fece un altro verso iroso. Ulzai le porse la brocca. Lei bevve.

Ulzai si piegò in avanti, fissandola e ignorando noialtri. — Non è vero che gli uomini amano stare zitti. Impariamo a tacere. Con chi possiamo parlare nelle paludi? Con gli spiriti. Con le lucertole. Con i morti che vagano di notte. È possibile vederli. Sono luci fioche sopra gli stagni. Non parlano mai. E neppure gli spiriti. O se lo fanno… — Lanciò un’occhiata all’oracolo. — Io non riesco a sentirli. Non sono santo.

— Io sì — disse l’oracolo.

— Me l’ha detto Tanajin. — Guardò il fuoco. Dopo un momento si massaggiò un lato della faccia, passandosi la mano sulle strisce di pelo bianco. — Inverno dopo inverno ho tenuto dentro di me questa storia. È come una pietra nel mio ventre. È come un cattivo sapore in bocca. Duole come una vecchia ferita nel periodo delle piogge. Non la capisco. Non vedo che cos’altro avremmo potuto fare.

Nia sospirò. — Allora raccontala. Ma ti avverto. Non ti aiuterà. Le parole servono meno di quanto credi.

— Può darsi — disse Ulzai.

L’oracolo s’intromise. — Posso avere un po’ di birra?

— E il tuo stomaco? — gli domandò Derek.

— La birra fa bene per la digestione.

Nia gli diede la brocca.

Ulzai si grattò la testa. — È una lunga storia.

— Abbiamo tempo — disse Derek. — Quel temporale non finirà tanto presto.

— Voi due. — Ulzai rivolse un’occhiata furiosa a Derek e a me. — Non parlate di ciò che sentirete. E anche tu, o uomo santo.

Facemmo il gesto dell’assenso, tutti e tre.

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