Scorsero del fumo in lontananza verso mezzogiorno, ma passò un'altra lega prima che la città fosse visibile. Al contrario di Teirm, una città progettata a tavolino. Dras-Leona era un confuso ammasso di edifici cresciuto sulla sponda del Lago di Leona. Le vie strette e tortuose erano soffocate da costruzioni cadenti, e il cuore della città era circondato da un muro giallastro e sporco, intonacato di fango.
Parecchie miglia a est sorgeva una montagna di roccia nuda, che squarciava il cielo con guglie e pilastri svettanti come alberi di una tenebrosa nave da incubo. Le pareti quasi verticali sorgevano dal terreno come un frammento frastagliato d'osso della terra.
Brom la indicò. «
Mentre cavalcavano lungo la strada per Dras-Leona, Eragon si accorse che l'edificio più alto della città era una cattedrale che torreggiava oltre le mura. Era straordinariamente somigliante al Monte Helgrind, soprattutto quando i suoi archi e i pinnacoli sfaccettati catturavano la luce. «Chi venerano?» chiese.
Brom fece una smorfia. «Le loro preghiere vanno all'Helgrind. É una religione crudele, la loro. Bevono sangue umano e fanno sacrifici di carne. I loro sacerdoti spesso sono mutilati perché credono che più ossa e carne si offrono, meno si è aggrappati alle cose del mondo mortale. Trascorrono gran parte del tempo a discutere su quale dei tre picchi dell'Helgrind sia il più alto e importante e se il quarto, il più basso, debba essere incluso nelle loro preghiere.» «E' orribile» esclamò Eragon con un brivido.
«Già» disse Brom in tono cupo. «ma non dirlo davanti a un credente. Perderesti subito una mano per espiare.»
Davanti agli enormi cancelli di Dras-Leona, condussero i cavalli attraverso la calca. Ai lati dei cancelli erano schierati dieci soldati che di tanto in tanto fermavano la gente per un controllo; ma Brom ed Eragon passarono senza intoppi.
Le case dentro la città erano alte e strette, per compensare la mancanza di spazio. Quelle vicino alle mura esterne condividevano con esse. una parete. La maggior parte degli edifici incombevano sulle viette tortuose coprendo il cielo, tanto da rendere difficile stabilire se fosse notte o giorno. Quasi tutti erano fatti di scuro legno grezzo, un colore che contribuiva a rabbuiare la città. Le strade erano sudicie e nell'aria aleggiava un odore di fogna. Un gruppetto di bambini laceri correva fra le case, litigando per un pezzo di pane. Mendicanti deformi erano accovacciati davanti all'ingresso, a chiedere l'elemosina. I loro monotoni, acuti lamenti erano come un coro di dannati. N
Si addentrarono nella città, lasciandosi alle spalle lo squallido ingresso. Mentre attraversavano le zone più ricche di Dras-Leona, Eragon si chiese:
Trovarono alloggio al Globo d'Orò, una locanda a buon mercato ma decorosa. Nella stanza che fu loro assegnata c'erano un lettuccio addossato a una parete, un tavolino traballante e un catino sbeccato. Eragon gettò uno sguardo al materasso e disse: «Io dormo sul pavimento. Probabilmente in quel.coso ci sono abbastanza cimici da mangiarmi vivo.».
«D'accordo, io non ho intenzione di privarle di un lauto banchetto» disse Brom, lasciando cadere le borse sul letto, Eragon posò le proprie sul pavimento ed estrasse l'arco.
«E adesso?» chiese.
«Adesso troviamo qualcosa da mettere sotto i denti e poi ce ne andremo a dormire. Domani cominceremo a cercare i Ra'zac.» Prima di uscire dalla camera. Brom ammonì il ragazzo. «Qualunque cosa succeda, tieni la bocca cucita. Se ci scoprono, dovremo filarcela alla svelta.» Il cibo della locanda era appena commestibile, ma la birra era squisita. Quando tornarono barcollanti in camera, Eragon si sentiva la testa piacevolmente brilla. Srotolò le sue coperte sul pavimento e ci s'infilò sotto con piacere, mentre Brom piombava sul letto,