«Diciamo di sì. Durante gli anni di gloria dei Cavalieri, erano famosi quanto i draghi. I re e gli elfi li tenevano per compagnia, anche se i gatti marinari erano liberi di fare quello che volevano. Si è sempre saputo poco di loro. Temo che la loro razza si sia praticamente estinta, ormai.» «Sapevano usare la magia?» disse Eragon.

«Non si sa, ma certo è che potevano fare cose insolite. Sembrava che sapessero sempre che cosa succedeva e in un modo o nell'altro si intromettevano.» Brom si rialzò il cappuccio per ripararsi dal vento tagliente.

«Che cos'è l'Helgrind?» chiese ancora Eragon dopo un, minuto di silenzio.

«Lo vedrai quando arriveremo a Dras-Leona.»

Quando Teirm scomparve dietro di loro, Eragon dilatò la mente e chiamò: Saphira! La forza del suo grido mentale fu così potente che Cadoc appiattì le orecchie, disturbato.

Saphira rispose e gli venne incontro volando a tutta velocità, Eragon e Brom videro una sagoma scura sbucare da una nuvola, accompagnata da un sordo boato, quando Saphira dispiegò le ali. Il sole splendeva dietro le sottili membrane, rendendole translucide ed evidenziando il reticolo di vene scure. La dragonessa atterrò in un turbine.

Eragon lanciò le redini di Cadoc a Brom. «Ci vediamo a pranzo.»

Brom annuì, ma sembrava preoccupato. «Divertiti» disse, poi guardò Saphira e sorrise. «Mi fa piacere rivederti.»

Anche a me.

Eragon balzò sulle spalle di Saphira e si tenne stretto mentre lei spiccava il volo. Reggiti forte, disse a Eragon. Con il vento di coda, Saphira sfrecciò verso l'alto e con un sonoro ruggito di gioia fece un giro completo su se stessa. Eragon urlò eccitato e allargò le braccia nel vento, stringendo solo le gambe.

Non sapevo di potermi reggere senza sella durante le tue evoluzioni, disse, con un sorriso di pura gioia.

Nemmeno io, ammise lei, ridendo in quel suo modo strano. Eragon l'abbracciò forte e insieme volarono diritti, padroni del cielo.

A mezzogiorno Eragon aveva le gambe doloranti per aver cavalcato senza sella, e le mani e il volto intorpiditi dal gelo. Le squame di Saphira erano calde al tatto, ma lei non poteva fare niente per impedire che lui sentisse freddo. Quando atterrarono per il pranzo, Eragon s'infilò le mani sotto le ascelle e trovò un posto al sole dove sedersi. Mentre lui e Brom mangiavano, Eragon chiese a Saphira: Ti dispiace se vado un po' su Cadoc? Aveva deciso di fare altre domande a Brom sul suo passato.

No, ma raccontami tutto quello che dice. Eragon non fu sorpreso che Saphira conoscesse i suoi piani. Era impossibile nasconderle qualcosa, quando erano legati attraverso la mente. Finito di mangiare, la dragonessa volò via ed Eragon cavalcò accanto a Brom sulla pista. Dopo un po', rallentò l'andatura e disse: «Devo parlarti. Volevo farlo quando siamo arrivati a Teirm, ma poi ho deciso di aspettare un momento migliore. Adesso.»

«Di che cosa?» disse Brom.

Eragon tacque un istante. «Ci sono un sacco di cose che non capisco. Per esempio, chi sono i tuoi amici, e perché ti nascondevi a Carvahall? Ti ho affidato la mia vita, ecco perché viaggio ancora con te, ma devo saperne di più su chi sei e che cosa fai. Cos'hai rubato a Gil'ead, e che cos'è il tuatha du orothrim che devi farmi passare? Credo di meritare una spiegazione, dopo tutto quello che è successo.»

«Hai origliato le nostre conversazioni.»

«Soltanto una volta.»

«Vedo che devi ancora imparare le buone maniere» disse Brom accigliato, lisciandosi la barba. «Che cosa ti fa pensare che tu c'entri qualcosa?»

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