I mostri esitarono vedendo il palmo di Eragon rifulgere. Lampi di luce guizzarono dalla sua mano e colpirono ciascuno dei mostri al ventre. Gli Urgali vennero scagliati in aria e scaraventati contro gli alberi; poi ricaddero inerti al suolo.

Improvvisamente prosciugato di ogni energia, Eragon scivolò dal dorso di Saphira. Si sentiva la mente annebbiata. Quando Saphira si chinò su di lui, si rese conto che forse si era spinto troppo oltre. L'energia necessaria a respingere dodici Urgali era enorme. Fu invaso dal panico, mentre lottava per restare sveglio.

Ai margini del suo campo visivo scorse uno degli Urgali rimettersi in piedi a fatica, la spada in. pugno. Eragon cercò di avvertire Saphira, ma era troppo debole. No... pensò debolmente. L'Urgali strisciò alle spalle di Saphira finché non superò la sua coda, pronto ad affondarle la spada nel collo. No!... Saphira si volse di scatto e ruggì selvaggiamente. I suoi artigli colpirono con una rapidità straordinaria. Sangue zampillò dappertutto, mentre le due metà del corpo del mostro cadevano a terra, separate.

Saphira fece schioccare le fauci soddisfatta e tornò da Eragon. Circondò con delicatezza il suo busto con le zampe insanguinate, poi ringhiò e spiccò il volo. La notte lo avvolse in un manto nero, fatto di dolore. Il rumore ipnotico del battito d'ali di Saphira lo fece cadere in una sorta di trance: su, giù; su, giù; su, giù…

Quando Saphira finalmente atterrò, Eragon si rese conto a stento che Brom parlava con lei. Non capì che cosa dicevano, ma dovevano aver preso una decisione, perché Saphira si levò di nuovo in volo.

Dal torpore scivolò nel sonno, che lo fasciò come una morbida coperta.

UNA VISIONE PERFETTA

E

ragon si mosse sotto le coperte, riluttante ad aprire gli occhi. Continuò a sonnecchiare qualche altro istante, poi lo folgorò un pensiero... Come sono arrivato qui? Confuso, si avvolse nelle coltri e sentì qualcosa di duro sul braccio destro. Provò a muovere il polso.

Una fitta lancinante gli si propagò lungo il braccio. Gli Urgali! Alzò la schiena di scatto. Era in una piccola radura deserta, tranne che per un falò da campo su cui bolliva una pentola di stufato. Uno scoiattolo squittì dall'alto di un ramo. L'arco e la faretra erano adagiati di fianco alle coperte. Strinse i denti e cercò di alzarsi, con tutti i muscoli doloranti e indeboliti. Il braccio dolorante era immobilizzato da una pesante stecca.

Dove sono tutti? si chiese avvilito. Provò a chiamare Saphira, ma con suo grande allarme si accorse di non sentirla. Affamato come non mai, mangiò lo stufato in quattro e quattr'otto; non ancora sazio, cercò le bisacce, sperando, di trovarvi un pezzo di pane. Ma nella radura non c'erano né le bisacce né i cavalli. Sono sicuro che c'è un buon motivo per questo, pensò, sopprimendo un senso di crescente inquietudine.

Girellò per la radura, poi tornò al suo giaciglio e arrotolò le coperte; non aveva niente da fare, così si sedette con la schiena contro un albero a contemplare le nuvole. Le ore passarono, ma Brom e Saphira non tornavano. Spero che non sia successo niente.

Mentre il pomeriggio avanzava, Eragon cominciò ad annoiarsi e decise di esplorare la foresta. Quando si sentì stanco, si riposò sotto un abete addossato a un grosso macigno con una cavità al centro, dove si era raccolta la rugiada della notte.

Eragon guardò l'acqua limpida e pensò alle istruzioni di Brom sulla cristallomanzia. Forse posso vedere dov'è Saphira. Brom ha detto che per usare la cristallomanzia ci vuole molta energia; ma io sono più forte di lui... Inspirò a fondo e chiuse gli occhi. Evocò un'immagine mentale di Saphira, la più realistica che poteva: uno sforzo che risultò più impegnativo del previsto. Poi disse: «Draumr kópa!» e guardò l'acqua.

La sua superficie divenne completamente piatta, come ghiacciata da una forza invisibile. I riflessi scomparvero e l'acqua si fece trasparente: su di essa brillava l'immagine di Saphira. Intorno a lei non c'era che un candore assoluto, ma Eragon capì che stava volando. Brom le montava sul dorso, la barba al vento, la spada sulle ginocchia.

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