Eragon lasciò che l'immagine sbiadisse, sfinito. Almeno sono al sicuro. Si concesse qualche minuto per recuperare le forze, poi si sporse ancora sull'acqua. Roran, come stai? Nella mente vedeva chiaramente il cugino. D'impulso, fece ricorso alla magia e pronunciò le parole magiche. L'acqua tornò immobile, poi l'immagine si formò sulla sua superficie. Comparve Roran, seduto su una sedia invisibile; come nel caso di Saphira, anche intorno a lui non c'era che uno spazio bianco. C'erano rughe disegnate sul volto di Roran: assomigliava a Garrow più che mai. Eragon trattenne l'immagine più a lungo che poté. È a Therinsford? Comunque si trova in un luogo che non ho mai visto.

Lo sforzo di usare la magia gli aveva imperlato la fronte di sudore. Sospirò e per un lungo istante fu lieto di resta-re seduto. Poi lo attraversò un pensiero assurdo. E se cercassi di divinare qualcosa che ho creato con la mia immaginazione oppure ho visto in sogno? Sorrise. Forse mi verrebbe mostrata la mia stessa coscienza.

Era un'idea troppo allettante per abbandonarla. Si protese ancora una volta sull'acqua. Allora, che cosa posso divinare? Prese in considerazione qualche immagine, ma le scartò tutte quando rammentò il sogno della donna nella cella. Rievocò la scena nella mente, pronunciò le parole e guardò l'acqua attentamente. Attese, ma non accadde nulla. Deluso, stava quasi per abbandonare la magia, quando un nero turbinio coprì la superficie dell'acqua. L'immagine di una candela solitària tremolò nel buio; la sua luce rivelò le pareti di pietra di una cella. La donna del sogno era rannicchiata su un pagliericcio, in un angolo. Alzò la testa; i lunghi capelli neri ricaddero indietro e i suoi occhi si posarono su Eragon. Lui s'impietrì, come ipnotizzato dalla forza di quello sguardo. Si sentì scorrere un brivido lungo la schiena. Poi la donna tremò e crollò, inerte.

L'acqua tornò limpida, Eragon si rialzò, ansante. «Non è possibile.» Quella donna non può essere vera; io, l'ho soltanto sognata! Come faceva a sapere che la stavo guardando? E come posso aver divinato una cella che non conosco? Scosse il capo, chiedendosi se altri suoi sogni erano in realtà visioni.

Il battito ritmico delle ali di Saphira interruppe il corso dei suoi pensieri. Tornò in fretta alla radura e vi giunse proprio mentre Saphira atterrava. Brom cavalcava sul suo dorso, come Eragon aveva visto, ma la sua spada era insanguinata. Il volto del vecchio era teso; la barba era macchiata di sangue. «Cos'è successo?» lo interrogò Eragon, temendo che fosse ferito.

«Cos'è successo?» ruggì il vecchio. «Sono andato a rimediare il danno che hai fatto!» Agitò in alto la spada, che tracciò in aria un arco di goccioline rosse. «Ma lo sai che cos'hai combinato con quel tuo trucchetto? Lo sai, eh?»

«Ho impedito agli Urgali di catturarti» disse Eragon, con un vuoto allo stomaco.

«Già» ringhiò Brom. «ma quella tua bella esibizione di magia ti ha quasi ucciso! Hai dormito per due giorni. C'erano dodici Urgali. Dodici! Ma questo non ti ha impedito di provare a spedirli fino a Teirm, vero? Ma che cosa ti diceva quella testa? Scagliare un sasso contro ciascuna di quelle zucche sarebbe stata la cosa più intelligente da fare. Ma no, tu hai preferito stordirli perché poi potessero scappare. Ho passato questi due giorni a cercare di rintracciarli. Perfino con l'aiuto di Saphira, tre sono fuggiti!»

«Non volevo ucciderli» mormorò Eragon, facendosi piccolo piccolo.

«Non mi pare sia stato un problema, a Yazuac.»

«Ma lì non ho avuto scelta, e non sapevo controllare la magia. Questa volta mi è sembrato troppo... estremo.»

«Estremo!» gridò Brom. «Non c'è niente di estremo quando il tuo avversario non mostra la tua stessa pietà. E poi perché, perché ti sei fatto vedere?»

«Tu avevi detto che avevano trovato le impronte di Saphira. A quel punto che differenza faceva se mi vedevano?» ribattè Eragon, sulla difensiva.

Brom conficcò la spada nel terreno con un moto di stizza. «Ho detto che probabilmente le avevano trovate. Non lo sapevamo per certo. Forse credevano di essere sulle tracce di qualche viaggiatore disperso. Ma adesso che cosa penseranno? Insomma, sei atterrato davanti a loro! E dato che li hai lasciati vivi, adesso batteranno la campagna raccontando l'episodio a destra e a manca! L'Impero lo verrà a sapere di sicuro!» Alzò le mani al cielo. «Dopo questo, non meriti di essere chiamato Cavaliere, ragazzino.» Brom sfilò la spada dal terreno e si avvicinò al fuoco. Prese uno straccio da sotto il mantello e cominciò a pulire la lama con gesti bruschi.

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