Eragon lasciò che l'immagine sbiadisse, sfinito.
Lo sforzo di usare la magia gli aveva imperlato la fronte di sudore. Sospirò e per un lungo istante fu lieto di resta-re seduto. Poi lo attraversò un pensiero assurdo.
Era un'idea troppo allettante per abbandonarla. Si protese ancora una volta sull'acqua. Allora, che cosa posso divinare? Prese in considerazione qualche immagine, ma le scartò tutte quando rammentò il sogno della donna nella cella. Rievocò la scena nella mente, pronunciò le parole e guardò l'acqua attentamente. Attese, ma non accadde nulla. Deluso, stava quasi per abbandonare la magia, quando un nero turbinio coprì la superficie dell'acqua. L'immagine di una candela solitària tremolò nel buio; la sua luce rivelò le pareti di pietra di una cella. La donna del sogno era rannicchiata su un pagliericcio, in un angolo. Alzò la testa; i lunghi capelli neri ricaddero indietro e i suoi occhi si posarono su Eragon. Lui s'impietrì, come ipnotizzato dalla forza di quello sguardo. Si sentì scorrere un brivido lungo la schiena. Poi la donna tremò e crollò, inerte.
L'acqua tornò limpida, Eragon si rialzò, ansante. «Non è possibile.»
Il battito ritmico delle ali di Saphira interruppe il corso dei suoi pensieri. Tornò in fretta alla radura e vi giunse proprio mentre Saphira atterrava. Brom cavalcava sul suo dorso, come Eragon aveva visto, ma la sua spada era insanguinata. Il volto del vecchio era teso; la barba era macchiata di sangue. «Cos'è successo?» lo interrogò Eragon, temendo che fosse ferito.
«Cos'è successo?» ruggì il vecchio. «Sono andato a rimediare il danno che hai fatto!» Agitò in alto la spada, che tracciò in aria un arco di goccioline rosse. «Ma lo sai che cos'hai combinato con quel tuo trucchetto? Lo sai, eh?»
«Ho impedito agli Urgali di catturarti» disse Eragon, con un vuoto allo stomaco.
«Già» ringhiò Brom. «ma quella tua bella esibizione di magia ti ha quasi ucciso! Hai dormito per due giorni. C'erano
«Non volevo ucciderli» mormorò Eragon, facendosi piccolo piccolo.
«Non mi pare sia stato un problema, a Yazuac.»
«Ma lì non ho avuto scelta, e non sapevo controllare la magia. Questa volta mi è sembrato troppo... estremo.»
«Estremo!» gridò Brom. «Non c'è niente di estremo quando il tuo avversario non mostra la tua stessa pietà. E poi perché, perché ti sei fatto vedere?»
«Tu avevi detto che avevano trovato le impronte di Saphira. A quel punto che differenza faceva se mi vedevano?» ribattè Eragon, sulla difensiva.
Brom conficcò la spada nel terreno con un moto di stizza. «Ho detto che