Eragon udì un corno da caccia risuonare in lontananza. Seguì un silenzio agghiacciante. «Devono aver scoperto dove eravamo» disse Brom. «e probabilmente hanno visto anche le tracce di Saphira. Ora ci inseguiranno. Non è nella loro natura farsi sfuggire una preda.» Poi suonarono altri due comi, più vicini, questa volta. Eragon rabbrividì. «La nostra unica possibilità è fuggire al galoppo» disse Brom. Levò la testa al cielo e il suo volto sbiancò per lo sforzo di chiamare Saphira. La dragonessa piombò dal cielo notturno e atterrò. «Lascia Cadoc e va' con lei. Sarai più al sicuro» ordinò Brom. «E tu?» protestò Eragon.
«Non ti preoccupare per me. Vai!» Privo di energie per discutere, Eragon montò su Saphira, mentre Brom lanciava Fiammabianca. al galoppo, insieme a Cadoc. Saphira volava sopra di lui. Eragon si reggeva a Saphira meglio che poteva; faceva una smorfia ogni volta che i suoi movimenti gli davano una scossa al polso. I corni suonarono vicinissimi, e fu invaso da una nuova ondata di terrore. Brom si precipitò nel sottobosco, esortando al massimo i cavalli. I corni squillarono dietro di lui, poi tacquero.
I minuti passarono.
Gli Urgali gridarono allarmati e strattonarono le redini dei cavalli. Gli animali si arrestarono all'istante e andarono a urtare l'uno contro l'altro; tuttavia gli Urgali riuscirono rapidamente a districarsi per affrontare Saphira ad armi snudate, Erano dodici, dodici orribili, creature dal ghigno brutale. Eragon si chiese come mai non fuggissero. Aveva creduto che alla vista di Saphira se la sarebbero data a gambe. P
Rimase di stucco quando l'Urgali più grosso si fece avanti e biascicò: «Il nostro padrone desidera parlare con te, umano!» Il mostro parlava con un forte accento gutturale.
L'Urgali rise beffardo. «Uno di bassa lega come te non è degno di conoscere il suo nome. Egli domina il cielo e la terra. Per lui tu non sei altro che un'insulsa formica. Tuttavia ha deciso che devi essere portato al suo cospetto vivo. Ritieniti onorato di aver ricevuto una tale notizia!» «Non verrò mai con voi o con un altro dei miei nemici!» dichiarò Eragon, ripensando a Yazuac. «Che serviate uno Spettro, un altro Urgali o qualche mostro deforme di cui non ho mai sentito parlare, non ho alcuna intenzione di parlare con lui.»
«Grave errore» ringhiò l'Urgali, mostrando i denti. «Non c'è modo di sfuggirgli. Alla fine ti troverai comunque davanti al nostro padrone. Se resisti, colmerà i tuoi giorni di dolore.»
Eragon si chiese chi avesse il potere di portare gli Urgali sotto tin'unica bandiera. C'era forse una terza potenza sconosciuta nel territorio, oltre all'Impero e ai Varden? «Tieniti pure la tua offerta e di' al tuo padrone che mi auguro che i corvi si mangino presto le sue viscere!»
Un brontolio di rabbia si diffuse fra gli Urgali; il loro capo ululò, digrignando i denti. «Allora ti trascineremo da lui con la forza!» A un suo cenno, gli Urgali si avventarono su Saphira. Eragon levò la mano destra e gridò: «Jierda!»