«Allora per comprendere non ci resta che cercare la donna in ogni prigione o segreta» scherzò Eragon, benché in cuor suo non pensasse che l'idea fosse così assurda. Brom rise e continuarono a cavalcare.

Il severo addestramento che Brom impartiva a Eragon riempì quasi ogni ora, e i giorni lentamente si fondevano in settimane. Per via della stecca al braccio, Eragon fu costretto a usare la sinistra quando si esercitavano nei duelli, e ben presto divenne abile quanto lo era con la mano destra. Nel tempo che impiegarono per riattraversare la Grande Dorsale e arrivare nelle pianure, in Alagasëia era giunta la primavera con il suo carico di fiori. Gli alberi ancora privi di foglie erano rossi di bacche e nuovi fili d'erba cominciavano a spuntare fra gli steli secchi dell'anno prima. Gli uccelli tornarono dalla migrazione invernale per accoppiarsi e fare i nidi.

I viaggiatori seguirono il fiume Toark in direzione sudest, costeggiando la Grande Dorsale. Numerosi affluenti da entrambe le parti andavano a ingrossare il suo corso.

Quando il fiume superò la lega di ampiezza. Brom indicò gli isolotti di sabbia che affioravano dalle acque. «Ormai siamo vicini al Lago di Leona» disse. «Mancano appena due leghe.» «Credi che arriveremo prima di notte?» domandò Eragon. «Possiamo provarci.»

Il crepuscolo rese difficile seguire la pista, ma il mormorio del fiume al loro fianco li guidava. Quando sorse la luna, il pallido disco rischiarò il panorama che avevano davanti.

Il Lago di Leona sembrava una lamina d'argento posata sul terreno. Era così calmo e liscio da non sembrare nemmeno liquido. A parte una striscia brillante di riflesso lunare sulla superficie, era impossibile distinguerlo dal suolo. Saphira era sulla riva rocciosa e agitava le ali per asciugarle. Eragon la salutò, e lei rispose: L'acqua è deliziosa... fresca, trasparente, profonda. Magari farò un tuffo domani, disse lui. Si accamparono vicino a un boschetto e andarono a dormire presto.

All'alba, Eragon si alzò in fretta, desideroso di vedere il lago di giorno: una distesa d'acqua, punteggiata di creste bianche dove soffiava il vento. Urlò eccitato e corse verso la riva. Saphira, dove sei? Divertiamoci un po'!

Nel momento in cui Eragon le salì in groppa, la dragonessa si alzò in volo sull'acqua. Puntarono verso il cielo tracciando un ampio cerchio sul lago, ma anche da quell'altezza la riva opposta non era visibile. Ti andrebbe di fare un bagno? le chiese Eragon senza pensarci troppo. Saphira sogghignò, scoprendo le zanne lucenti. Tieniti forte! Immobilizzo le ali e si tuffò in picchiata, sfiorando le creste di schiuma con gli artigli. L'acqua brillava al sole mentre la sorvolavano. Eragon strillò, ancora più eccitato. Poi Saphira chiuse le ali e s'immerse nel lago, la testa e il collo diritti come una lancia.

L'acqua colpì Eragon come un muro di ghiaccio, mozzandogli il respiro; e per poco non fu disarcionato. Si tenne stretto mentre la dragonessa nuotava in superficie. Fendeva l'acqua con rapidi colpi di zampa che scagliavano spruzzi scintillanti verso il cielo. Eragon annaspò e scrollò la testa mentre Saphira scivolava sul lago usando la coda come timone.

Pronto?

Eragon annuì e trasse un profondo respiro, avvinghiandosi al suo collo. Questa volta scivolarono dolcemente sott'acqua. Attraverso il liquido limpidissimo si poteva vedere a iarde di distanza. Saphira piroettò e serpeggiò in fantastiche evoluzioni, guizzando nell'acqua come un'anguilla. Eragon aveva la sensazione di cavalcare un leggendario serpente marino.

Proprio mentre i suoi polmoni cominciavano ad avere sete d'aria, Saphira inarcò il dorso e puntò la testa verso l'alto. Un'aureola di goccioline li circonfuse quando la dragonessa balzò fuori dall'acqua, dispiegando le ali. Con due potenti battiti, salì alta nel cielo.

È stato fantastico, esclamò Eragon.

Già, disse Saphira allegramente. Però è un peccato che tu non riesca a trattenere il fiato più a lungo.

Non posso farci niente, disse lui, strizzandosi i capelli. Aveva i vestiti fradici e il vento delle ali di Saphira lo faceva gelare. Strattonò la stecca; il polso gli prudeva.

Una volta che fu asciutto, Eragon e Brom sellarono i cavalli e cominciarono ad aggirare il Lago di Leona con rinnovato spirito, mentre Saphira entrava e usciva dall'acqua, giocosa.

Prima di cena, Eragon fece il solito incantesimo per ricoprire la lama di Zar'roc in preparazione al duello. Né lui né Brom attaccarono, ciascuno in attesa della prima mossa dell'altro. Eragon si guardò intorno in cerca di qualcosa che potesse dargli un vantaggio. Un rametto vicino al fuoco attirò la sua attenzione.

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