Il ragazzo si chinò rapido, prese il rametto e lo scagliò contro Brom. La steccatura gli impedì di compiere un gesto rapido e fluido, e Brom evitò facilmente il pezzo di legno. Il vecchio si avventò contro di lui, mulinando la spada. Eragon si piegò in avanti mentre la lama sibilava sopra la sua testa. Emise un ringhio e si avventò con ferocia su Brom.

I due caddero a terra avvinghiati, ciascuno deciso a sovrastare l'avversario. Eragon rotolò su un fianco e spazzò il terreno con Zar'roc, mirando agli stinchi di Brom. Brom parò il colpo con l'elsa della sua spada e balzò in piedi. Anche Eragon si alzò, e si voltò di scatto per attaccare di nuovo, tracciando in aria un complicato arabesco con la spada. Dall'urto delle lame sprizzarono scintille. Brom parava ogni colpo, il volto contratto per la concentrazione. Eragon intuì che si stava stancando. Continuarono a scambiarsi colpi incessanti, nel tentativo di aprire una breccia nelle difese dell'altro.

Poi Eragon sentì che qualcosa stava cambiando. A ogni colpo guadagnava vantaggio; le parate di Brom si facevano più lente e il vecchio perdeva terreno, Eragon respinse con disinvoltura un fendente e notò le vene che pulsavano sulla fronte del vecchio, i tendini del collo tesi nello sforzo. In un impeto di nuova fiducia, fece roteare Zar'roc più veloce che mai, tessendo una ragnatela d'acciaio intorno alla spada di Brom. Con un'esplosione di energia, premette la propria lama di piatto contro la guardia di Brom e gli fece volare via la spada. Prima che Brom potesse reagire, Eragon gli puntò Zar'roc alla gola.

Rimasero immobili, ansanti, la punta rossa della spada appoggiata sulla clavicola di Brom, Eragon abbassò lentamente il braccio e indietreggiò, Era la prima volta che sconfiggeva Brom senza ricorrere a qualche trucco. Brom raccolse la spada e la rinfoderò. Ancora col fiato corto, disse: «Per oggi abbiamo finito.»

«Ma abbiamo appena cominciato» disse Eragon, perplesso.

Brom scosse la il capo. «Non posso insegnarti altro sull'arte della scherma. Di tutti i combattenti che ho incontrato, soltanto tre avrebbero potuto sconfiggermi così, ma dubito che ci sarebbero riusciti con la sinistra.» Sorrise, afflitto. «Forse non sono più giovane come un tempo, ma so ancora riconoscere uno spadaccino di raro talento.»

«Questo significa che non ci alleneremo più ogni sera?» chiese Eragon.

«Oh, nemmeno per sogno» rispose Brom, ridendo. «Ma possiamo prendercela con un po' più di calma, adesso. Non sarà più così importante se saltiamo una sera ogni tanto.» Si asciugò la fronte. «Ricorda, però, una cosa. Se mai avrai La sventura di combattere contro un elfo, che sia maschio o femmina, addestrato o meno, aspettati di perdere. Gli elfi insieme ai draghi e ad altre creature magiche, sono molto più forti di quanto non intendesse la natura. Perfino l'elfo più debole potrebbe sconfiggerti con facilità. Lo stesso vale per i Ra'zac... Non sono umani e si stancano molto meno in fretta di noi.»

«Ma non c'è. un modo per essere loro pari?» chiese Eragon, sedendosi a gambe incrociate al fianco di Saphira.

Hai duellato bene, disse lei, Eragon sorrise.

Brom si sedette e scrollò le spalle. «Qualche modo c'è, ma in questo momento non è alla tua portata. La magia ti permetterà di sconfiggere molti avversari, ma non i più potenti. Per quelli ti servirà l'aiuto di Saphira, oltre a una discreta dose di fortuna. Ricorda: quando le creature magiche usano la magia, possono fare cose che potrebbero uccidere un umano, grazie alle loro capacità.» «Come si fa a combattere con la magia?» chiese Eragon.

«Che vuoi dire?»

«Insomma» disse il ragazzo, appoggiandosi su un gomito. «e se venissi attaccato da uno Spettro? Come faccio a respingere la sua magia? La maggior parte degli incantesimi hanno effetto immediato, il che rende impossibile reagire in tempo. E se anche potessi, come farei ad annullare la magia di un nemico? A quanto pare, dovrei conoscere le intenzioni del mio avversario prima che agisca.» Fece una pausa. «Non riesco a capire come si fa. Chiunque attacchi per primo è destinato a vincere.»

Brom sospirò. «Ciò di cui stai parlando, un duello magico, per così dire, è estremamente pericoloso. Non ti sei mai chiesto come abbia fatto Galbatorix a sconfiggere tutti i Cavalieri con l'aiuto di appena una decina di traditori?» «Non ci ho mai pensato» ammise Eragon. «Ci sono molti modi. Alcuni li apprenderai in seguito, ma il punto fondamentale è che Galbatorix era ed è tuttora un maestro nell'insinuarsi nella mente altrui. Vedi, in un duello magico ci sono regole severe che i contendenti devono osservare: altrimenti moriranno entrambi. Tanto per cominciare, nessuno usa la magia finché uno dei duellanti non ottiene l'accesso alla mente dell'altro.»

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